mercoledì 14 ottobre 2026

 

Sull’annosa questione della proprietà della Cappella Delle Anime Del Purgatorio (già Santa Sofia) e l'influenza determinante degli eventi sismici del 16 dicembre 1857 e del 23 novembre 1980 sulla sua storia.

 

Necessaria premessa: questo scritto non costituisce un parere legale e non vuole esserlo. E’ piuttosto un tentativo di ricostruzione storico-critica dell’annosa questione della sua proprietà attuale, condotta da un appassionato della storia del proprio paese.

  • 28/03/1892 “Mango Lucantonio, Sacerdote, […] chiede acquistare la diruta[1] Cappella del Purgatorio con l’espressa causa di restituirla al Culto Religioso”. Si decide per vendita a trattativa privata a seguito di regolare Stima.
  • 25/07/1896 “Istanza presentata dal Sacerdote Mango Lucantonio Sacerdote, tendente ad ottenere  per ottenere in enfiteusi perpetua la così detta Cappella del Purgatorio, corrispondendo all’Amministrazione Comunale  l’annuo canone di ₤ 28 […] il Presidente riferisce, che con deliberato consiliare del 23/03/1892, debitamente approvato dalla Giunta Provinciale Amministrativa in data 23.8 detto anno, accordatasi al Signor Mango, dietro a sua domanda, l’acquisto della Cappella a trattativa privata , previa regolare stima, e con condizione imprescindibile di ripristinarla al pubblico Culto. Ora invece chiede gli venga concessa in enfiteusi perpetua, pagando annualmente il canone di ₤ 28 e sempre alle condizioni di adibirla a Culto pubblico”. Viene concessa con Delibera consiliare. Si delibera all’unanimità di concedersi al Sacerdote Lucantonio Mango la predetta Cappella “con l’imprescindibile causa di essere aperta al pubblico Culto” non oltre il 1° gennaio 1898, con l’obbligo di corrispondere un canone di ₤ 28 dal 1.1.1897. Ove mai poi decorre il termine suindicato, senza che la pretesa cappella venga aperta al Culto pubblico, in tale ipotesi, la concessione vale come non avvenuta.”. La Giunta può già stipulare regolare contratto con Mango dinanzi al Notaio per l’Enfiteusi[2].
  •  21 settembre 1897, Lucantonio Sacerdote Mango, dichiara la proprietà della suddetta Cappella e la sua dedica alle Anime del Purgatorio, così ancora oggi si legge nella targa marmorea affissa in facciata.



La Cappella, che fu oggetto di un intervento di manutenzione testimoniato da una foto che dovrebbe risalire al mese di giugno del 1969
[3] e che coincise con il rifacimento della facciata anche dell’adiacente casa Mango, è rimasta aperta al pubblico Culto fino all’epoca dell’evento sismico del 23 novembre 1980[4]. Purtroppo, i danni riportati in occasione del sisma ne sconsigliarono l’ulteriore l’utilizzo, condizione che ne provocò il progressivo deperimento, fino all’attuale stato. In considerazione del suo prolungato mancato utilizzo, sorte condivisa anche da una parte dell’adiacente fabbricato posto in aderenza al prospetto sud, per la restante parte utilizzato durante le ferie estive, ipotizzai una possibile acquisizione dell’intera area da parte del Comune di Atena Lucana per la realizzazione di uno slargo da destinare ad un necessario parcheggio e, allo stesso tempo, da utilizzare la domenica come sede del mercato. L’idea di fondo era di restituire all’unica Piazza di Atena e all’antico Decumano che l’attraversava uscendo dall’insediamento intra moenia, l’antica dignità persa con le improvvide decisioni urbanistiche attuate a partire dalla seconda metà degli anni 70 e protrattesi con maggiore intensità negli anni post Sisma ’80, quando le attività commerciali concentratesi in meno di duecento metri su via Roma, furono in qualche misura la causa della chiusura degli storici negozi di Via Borgo (non mi abituerò mai a chiamarla Via Umberto I), antica via in origine conosciuta come Via Borgo Braida perché storicamente collegava l’insediamento abitato intra moenia di epoca medievale con le aree coltivate appena fuori le mura[5]. Questa idea la illustrai nel mio progetto per il concorso d’idee indetto dal comune nel 2009 per il recupero dell’area del Mercato Coperto (altro figlio sfortunato di quelle avventate decisioni). Ritenendo il Concorso una possibilità irripetibile per tentare di restituire una visione d’insieme dell’area compresa tra il Mercato Coperto, l’adiacente Piazza Vittorio Emanuele, Largo Garibaldi, l’area del monumento ai Caduti per la Patria  con gli adiacenti bagni pubblici (ancora un altro figlio sfortunato delle scelte urbanistiche di quegli anni) e la vicina sede delle Scuole Elementari, cercai quel legame funzionale e volutamente simbolico in cui via Borgo ed in particolare lo slargo che fu di "Borgo alla Croce", fossero il filo per tentare di ricucire lo strappo venutosi a creare tra l'insediamento storico intra ed extra moenia e lo sviluppo urbanistico generatosi senza molta lungimiranza, a partire dagli anni '70. La possibilità di un recupero dello slargo in Via Borgo tra i due palazzi Marino e quello dei Pessolano-Filos, ora Convento delle Suore Ancelle Dell'Immacolata,  era quindi legato allo scarso valore economico dei due fabbricati presenti nell'area, ovvero: casa Pessolano e appunto l’adiacente Cappella Delle Anime del Purgatorio (già Santa Sofia, come si legge negli Status Animarum risalenti al Settecento). Scarso valore determinato dallo scarso utilizzo della fabbricato ad uso residenziale e al totale inutilizzo (già trentennale all'epoca del concorso d'idee) dell'edificio religioso. Attualmente, un nuovo impulso per la realizzazione di questo progetto potrebbe essere dato proprio dalle ricerche di grande utilità e valore storico condotte negli archivi comunali dal Prof. Michele Ciro Langone, perché a mio parere hanno contribuito a chiarire alcuni aspetti sull’annosa questione della proprietà della Cappella.

Tornando alla ricostruzione storica della Cappella, per quanto io non abbia mai avuto tempo di tentare di ricostruire le vicende dall’antica Santa Sofia, credo che alcune fasi della sua storia più recente, ovvero quella tra fine Ottocento e fino all'attualità, possano essere desunte dal contenuto delle citate Delibere rinvenute dal Prof. Langone incrociato con alcuni eventi salienti risalenti all’epoca delle stesse. 

Tra la fine del 1789 ed il 1810, il cosiddetto periodo Napoleonico, si susseguirono una serie di leggi che permisero l’incameramento da parte dello Stato di gran parte dei beni ecclesiastici, alcuni dei quali in seguito restituiti. Sorvolando sui vari eventi degli anni successivi (Concordato di Terracina, Legge Rattazzi) poiché argomento troppo esteso e complesso e di nessuna utilità pratica per il presente lavoro, si arriva all’epoca dell’Unità d’Italia e alle cosiddette Leggi Eversive Nazionali, il cui modello è da ricercare nella Legge di eversione della feudalità, emanata da Giuseppe Bonaparte nel regno di Napoli nel 1806, cui fece seguito nel 1809 quella emanata da Gioacchino Murat. Con l’approvazione della Legge n. 3848 promulgata il 15 agosto 1867, il cui scopo era la liquidazione dell’asse ecclesiastico, si inizia la vendita all’asta di una quantità enorme di patrimoni immobiliari (fabbricati e terreni) per risanare le casse dello Stato. La Legge n. 3848 risparmia però dalla confisca tutte le chiese o cappelle a cui era annesso l'onere permanente della cura d'anime, come si deduce dalla formula di esclusione in negativo dell'articolo 1. La Legge del 1867, quindi, mantenne esplicitamente in vita e riconobbe la personalità giuridica dei benefici parrocchiali e di tutte le chiese o cappelle a cui era annesso l'onere permanente della cura d'anime. I templi, le parrocchie, le cappelle destinate stabilmente al culto parrocchiale e gli alloggi dei parroci rimasero nella disponibilità della Chiesa per l'esercizio del culto. Da qui la mia deduzione che il passaggio di proprietà di Santa Sofia al Comune deve essere dipeso necessariamente dall’impossibilità di essere mantenuta al Culto, probabilmente per i danni ingenti subiti a causa del Sisma del 1857 e che con altrettanta probabilità l’avevano resa inagibile a tal punto che non era economicamente sostenibile ripararla. Questa ipotesi ben si lega con quanto riportato nella delibera del 25/07/1896 in cui si legge: “chiede acquistare la diruta[6] Cappella del Purgatorio con l’espressa causa di restituirla al Culto Religioso” Nella successiva Delibera del 21 settembre 1897, l’espressa causa diviene “condizione imprescindibile di ripristinarla al pubblico Culto”.

Altro dato fondamentale che emerge dalla delibera del 25/07/1896 è che il Sacerdote Mango Lucantonio muta la sua originaria istanza di acquisto della cappella con quella “tendente ad ottenere in enfiteusi perpetua la così detta Cappella del Purgatorio, corrispondendo all’Amministrazione Comunale l’annuo canone di ₤ 28”. Dato fondamentale poiché l’Enfiteusi è cosa ben diversa dalla proprietà, in quanto l'enfiteuta diventa proprietario del bene solo in seguito ad un riscatto dello stesso (affrancazione).

Il Codice Civile, con gli articoli dal n. 957 al n. 977 tratta dell’Enfiteusi stabilendo che:

·         Art. 958. Durata. L'enfiteusi può essere perpetua o a tempo. L'enfiteusi temporanea non può essere costituita per una durata inferiore ai venti anni.

·         Art. 959. Diritti dell’enfiteuta. L'enfiteuta ha gli stessi diritti che avrebbe il proprietario sui frutti del fondo, sul tesoro e relativamente alle utilizzazioni del sottosuolo in conformità delle disposizioni delle leggi speciali. Il diritto dell'enfiteuta si estende alle accessioni.

·         Art. 960. Obblighi dell'enfiteuta. L'enfiteuta ha l'obbligo di migliorare il fondo e di pagare al concedente un canone periodico.

·         Art. 961. Pagamento del canone. L'obbligo del pagamento del canone grava solidalmente su tutti i coenfiteuti e sugli eredi dell'enfiteuta finché dura la comunione

·         Art. 963. Perimento totale o parziale del fondo. Quando il fondo enfiteutico perisce interamente, l'enfiteusi si estingue.

·         Art. 970. Prescrizione del diritto dell'enfiteuta. Il diritto dell'enfiteuta si prescrive per effetto del non uso protratto per venti anni.

 Ribadisco ancora una volta che questo mio scritto non vuole essere e non può essere un parere legale ma soltanto l’opinione di un appassionato di storia del proprio paese, in merito all’argomento in oggetto. Parere che non è frutto di conclusioni che scaturiscono da ipotesi senza fondamento ma da un ragionamento logico che prende spunto da dati di fatto documentati.

Innanzitutto è necessario dare per scontato che davanti al Notaio si sia dato seguito esattamente a quanto stabilito con la Delibera e cioè che “La Giunta può già stipulare regolare contratto con Mango dinanzi al Notaio per l’Enfiteusi” e, quindi: non per una cessione del bene al Sacerdote Lucantonio Mango ma per un’enfiteusi perpetua, come da richiesta dello stesso, accordata all’unanimità dalla Giunta.

Tanto premesso, ne consegue che:

1.  il rispetto della “condizione imprescindibile di ripristinarla al pubblico Culto” sia terminato la sera del 23 novembre 1980 a causa dei danni subiti dalla Cappella e che fino a quella data ci sia stato il rispetto dell’art. 960, quantomeno per la parte che obbliga l’Enfiteuta a migliorare il bene. Prova ne è la foto dei lavori effettuati negli anni 70 e la memoria del sottoscritto, sia dei lavori, sia della celebrazione di funzioni religiose, tra cui le novene[7].




2. a seguito dell’evento sismico del 1980 la cappella non si stata più utilizzata per il Culto pubblico per ragioni di sicurezza. Tale situazione ha generato il “non uso protratto” ben oltre i venti anni contemplati dall’art. 960 (1980-2026). Credo che si possa quindi affermare che a seguito del non uso protratto per oltre 40 anni del bene “Cappella” ed il progressivo deterioramento del bene fino allo stato di rudere da questo causato, siano condizioni sufficienti per concludere che la Cappella Delle Anime Del Purgatorio, già Santa Sofia, in assenza di un documento che provi l’affrancazione della stessa da parte di un erede della famiglia Mango, sia tornata in possesso del ”proprietario (concedente), ovvero del Comune di Atena Lucana.






Ultima considerazione: credo che la questione della proprietà si sia protratta nell'incertezza per anni, sostanzialmente per due motivi: 

  1. la dichiarazione di proprietà della cappella incisa nella targa marmorea posta in facciata in cui si legge:” IL PROPRIETARIO DI QUESTA CAPPELLA LUCANTONIO SACERDOTE MANGO” e la data del 21 settembre 1897, che in assenza di affrancazione già a quel tempo, sia priva di valore, 
  2. il mancato reale interesse da parte delle Amministrazioni che si sono fin qui succedute, di cercare tracce di una possibile affrancazione da parte dello stesso Sacerdote o di uno dei suoi eredi.

In conclusione: finché non si effettueranno le necessarie ricerche per rinvenire o escludere una possibile affrancazione avvenuta da parte del Sacerdote Lucantonio Mango tra il 23 agosto 1892 ed il 21 settembre 1897, così da confutare quanto scolpito nella targa a proposito di una presunta proprietà del bene, la questione sarà destinata a restare irrisolta. Ritengo cioè necessaria quantomeno la verifica di un eventuale passaggio di proprietà avvenuto tra la data della Delibera e quella riportata nella targa. Ritengo improbabile un Atto di compravendita successivo ma comunque di epoca remota (improbabile ma sempre possibile) in quanto andrebbe a contraddire una precedente dichiarazione di proprietà, che si rivelerebbe fondata sul nulla.



[1] Ritengo probabile a causa dell’evento sismico del 16 dicembre 1857 e dal conseguente mancato uso, così come accaduto a seguito dell’altrettanto disastroso evento sismico del 23 novembre 1980.

[2] Sintesi di quanto riportato in “Lu cunto ri l’atinati” del Prof. Michele Ciro Langone a pag. 255 e a pag. 263.

 [3] Ringrazio l’amico d’infanzia Dott. Francesco Vitiello, per averla condivisa.

[4] Ho memoria di questi interventi di rifacimento delle facciate della cappella e della casa che, a mio giudizio, ne uscì molto deturpata in quanto le ornie in pietra locale che incorniciavano le aperture dei magazzini al piano terra. Queste aperture, tipiche delle architetture risalenti al 1760, data di ultimazione della prima residenza al Borgo alla Croce dei fratelli Elia e Severiano Marino, come ho avuto modo di scoprire durante le mie ricerche storiche, vennero ricoperte dal rivestimento plastico molto in uso all’epoca per il rifacimento delle facciate.

[5] Brayda o Braida, infatti, è un antico termine longobardo che indicava appunto gli orti, i poderi, i campi coltivati appena fuori le mura del centro abitato. Il suo utilizzo come area coltivabile si ritrova negli anni ’40, come “orto di guerra”.

[6] Ritengo probabile a causa dell’evento sismico del 16 dicembre 1857 e dal conseguente mancato uso, così come accaduto a seguito dell’altrettanto disastroso evento sismico del 23 novembre 1980.

[7] Tanti ragazzi dell’epoca facevano i chierichetti. Il sottoscritto lo è stato, insieme a tanti coetanei, più o meno dal 1969 al 1973, aiutando l’Arciprete Don Giuseppe Gallo nelle funzioni domenicali e non solo.