domenica 31 ottobre 2010

Il progetto "Empedocle" finanziato dalla Provincia

Giovedì 28 Ottobre 2010 11:00
 
Dopo oltre sei mesi, 180 ore e 45 lezioni, sabato 30 ottobre alle ore 11.00 presso l’Aula Consiliare del Comune di Agropoli terminerà il Corso di Formazione Professionale per Guardie Ambientali Volontarie (GAV) della Provincia di Salerno.

Al corso hanno partecipato circa un centinaio di volontari dei territori del Cilento, della Piana del Sele e della Valle del Calore. I candidati erano stati selezionati dall’Amministrazione Provinciale di Salerno per il conseguimento dell’Attestazione di Guardia Volontaria Ambientale (GAV), per essere impiegati nel servizio di vigilanza previsto dalla L.R. 10/2005 e dal Regolamento n. 2 del 5 luglio 2007 (Regolamento per la disciplina del servizio di vigilanza ambientale mediante l’impiego delle guardie ambientali volontarie). Detto corso è stato tenuto brillantemente e con ottimi risultati dal Coordinamento Provinciale del Movimento Ecologista Europeo FareAmbiente, con l’impiego di docenti esperti, di elevata professionalità e capacità. Per l’occasione, per dare continuità alle attività del Coordinamento Provinciale di Fareambiente, sarà presentato il nuovo progetto di Educazione Ambientale nelle Scuole dell’obbligo del Cilento e del Vallo di Diano denominato “Empedocle” dai qualificati relatori dell’iniziativa, l’arch. Angelo Sangiovanni e la dott.ssa Annachiara Cunto, coordinati e diretti dai responsabili del territorio Luigi Framondino e Francesco Bellomo. Presenzieranno alla cerimonia di chiusura oltre al prof. Vincenzo Pepe, Presidente Nazionale del Movimento FareAmbiente, gli amministratori della Provincia di Salerno, del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, della Città di Agropoli e i docenti che hanno tenuto il corso. Il Coordinatore Provinciale Luigi Framondino di FareAmbiente ringrazia per la fattiva e produttiva collaborazione la Fondazione Gianbattista Vico di Vatolla, la Med Service di Capaccio e gli associati del Laboratorio “Cilento” di FareAmbiente, oltre che l’Amministrazione Comunale di Agropoli e la BCC di Capaccio Scalo.
IL MOVIMENTO ECOLOGISTA EUROPEO - FAREAMBIENTE
Coordinamento Provincia Salerno
Il Coordinatore
Luigi Framondino
 
 

‎"Empedocle", non l'ho detto io ma persone che sono nell'ambiente scolastico da molti anni e che hanno quindi una certa esperienza, è un progetto originale, che si discosta dai soliti progetti per la scuola, che ha molte potenzialità e buone possibilità di crescere e migliorare ancora, negli anni.
Ovviamente, sentire parlare così del mio progetto mi inorgoglisce.
Ringrazio perciò il Prof. Vincenzo Pepe e Franco Bellomo per averci creduto fin dall'inizio e alcuni dei preziosi collaboratori che mi hanno aiutato a concretizzarlo: Luigi Framondino, Rosa De Feo e la Dott.ssa Chiara Cunto. Spero di poterlo riproporre con continuità, già dal prossimo anno, anche nelle scuole dell'obbligo del Vallo di Diano, così come ci siamo riproposti di fare in quelle del Cilento, dove Fare Ambiente è una bella realtà ormai da tre anni, composta da persone che ha voglia di fare e la capacità di farlo bene.
La mia speranza è che saremo presto alla loro altezza, anche nel Vallo di Diano.

domenica 25 luglio 2010

Il recupero come pista ciclabile, dell'ex Calabro Lucana, nel tratto Atena Lucana centro-Pozzi di Brienza

L'idea mi venne nei primi di giugno del 2006.
Era il periodo in cui da aprile-maggio, fino a settembre, ogni mattina che mi era possibile andavo a fare footing sul percorso del vecchio tracciato ferroviario della Calabro Lucana, nel tratto che venne dismesso negli anni 60 e che univa Atena Lucana a Marsico Nuovo. Sono luoghi che conosco bene fin dal'infanzia, così come li conoscono bene molti altri miei coetanei e compagni di giochi di allora, poiché a quell'età, come tutti i ragazzi che crescevano allora in un paesino dell'entroterra che non offriva luoghi di svago organizzati, eravamo assetati di avventura e i caselli abbandonati, il percorso quasi totalmente nascosto tra la vegetazione e le buie gallerie, con il loro alone di mistero, stuzzicavano la nostra fantasia.
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Correvo ripensando con un po' di nostalgia ai giorni spensierati della metà degli anni 70 quando, forse stanco più del solito o per colpa del caldo eccessivo e la destinazione ancora parecchio lontana, rimpiansi di non avere a portata di mano una bici.
Uno scorcio del tracciato, in contrada Rullo

Così, quasi per caso, pensai che quel vecchio tracciato immerso nell'aria pura e nel verde e che con la sua lieve pendenza raggiungeva alcuni dei luoghi più panoramici del paese, girandogli intorno, avrebbe potuto essere un bel percorso ciclabile, oltre ad un comodo percorso meccanizzato alternativo, da utilizzare all'occorrenza.
Uno dei tratti più suggestivi del tracciato, in prossimità della contrada Braide

Quello stesso giorno cominciai a studiare il percorso su Google Earth e a fare qualche ricerca su internet. Scoprii che l'idea non era per nientenuova, poiché in Sicilia, in più zone, si era già effettuato il recupero dei vecchi tracciati ferroviari dismessi e si era operata la loro riconversione in piste ciclabili.
Galvanizzato dall'aver appreso che la mia idea, per quanto partorita sotto un sole cocente e in debito di ossigeno, non fosse delirante, cominciai a buttare giù qualche appunto e a fissarlo graficamente utilizzando gli strumenti dello stesso Google Earth.
Cimitero Comunale
Qualche giorno dopo, con una bozza di progetto in mente, ne parlai con Arsenio, un mio amico geometra di grande esperienza e con ilCampo Sportivo  -Galleria Ramnmauro quale spesso condividiamo le idee. Il progetto gli piacque e, appena possibile, rifacemmo insieme il percorso in auto, fin dove era ancora possibile, misurando le distanze e ipotizzando i lavori che si sarebbero resi necessari per il ripristino del tracciato e della messa in sicurezza delle parti che presentavano maggiore degrado o di quelli in galleria. Data la vastità e la complessità del progetto, mi consigliò di parlarne anche all'ingegnere responsabile dei Lavori Pubblici, per trovare con lui una forma di finanziamento adeguato.
Cimitero Comunale
Al ritorno a casa integrai quanto già fatto nei giorni precedenti con quanto emerso dalle idee sviluppate con Arsenio e nei giorni successivi feci altri sopralluoghi fotografando e prendendo appunti sugli snodi importanti, come ad esempio gli incroci tra il vecchio tracciato e la viabilità meccanizzata o sugli intuibili problemi di convivenza tra il traffico meccanizzato e quello ciclabile, nei tratti in cui il vecchio tracciato era stato assorbito dalla viabilità comunale.
Casello alla contrada Caravallo

Presi appunti anche sullo stato di degrado dei caselli non ancora ceduti ai privati. in occasione delle mie ricerche su internet, ebbi modo di conoscere e di avere un interessante scambio di informazioni e materiale, con il signor R. Serafino, uno dei due Webmaster del sito www.lestradeferrate.it, sul quale è stato raccolto in modo sistematico, anche materiale storico sul tratto Atena Lucana - Marsico Nuovo.
Cimitero Comunale Da grande appassionato di tutto quello che riguarda le Ferrovie, accolse molto favorevolmente l'idea di recuperare, almeno in parte, questo vecchio tracciato. Da parte mia, fui molto felice di poter  dare un piccolo contributo al suo sito, fornendogli informazioni di prima mano sullo stato di
parcheggiosalute dei manufatti e del tracciato e di corredarle con alcune delle foto scattate durante i miei sopralluoghi. Le foto da me inviate in quel periodo è possibile oggi visionarle ai seguenti indirizzi:
http://www.lestradeferrate.it/mono10%5C10atenacentro.htm

In sintesi, le idee che erano alla base del mio progetto sono queste: la spianata sopra la galleria all'inizio della Superstrada strada statale 598 di Fondovalle dell'Agri, ubicata nei pressi degli alberghi Acteon e Cristal Palace, per la sua collocazione all'inizio dell'ex tracciato con minore pendenza, è il luogo ideale per l'ubicazione di un parcheggio attrezzato per camper e roulotte, in cui prevedere servizi igienici completi di docce, vasche per il lavaggio delle stoviglie, barbecue e quant'altro. Questo per poter ricevere in modo decoroso tutti coloro che sarebbero venuti con l'idea di un soggiorno tipo campeggio. Tutti gli altri avrebbero trovato facilmente ospitalità presso le tante strutture ricettive del comune, desolatamente vuote o quasi per la maggior parte dell'anno e proprio per mancanza d'idee innovative nella gestione del territorio e in grado di creare un seppur minimo indotto, al di là di quello generato dal lavoro negli impianti produttivi della valle o dal turismo mordi e fuggi, che non crea nessuna ricchezza degna di nota. Questo luogo di sosta attrezzato, lo immaginai gestito da una cooperativa creata ad hoc e che avrebbe potuto rappresentare un'occasione di lavoro per qualcuno. Nel tempo, a queste strutture ricettive avremmo affiancato gli alloggi ricavati con la realizzazione dell'albergo diffuso.
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Tornando al progetto della pista ciclabile, immaginai che i caselli non ancora svenduti ai privati si sarebbero potuti utilizzare al piano terra come punti di ricreazione con bar e spazi all'aperto, attrezzati per il gioco dei bambini e il consumo delle colazioni al sacco. Al piano superiore degli stessi, invece, con foto e documenti dell'epoca, avrebbe trovato posto un piccolo museo delle Ferrovie Calabro-Lucane.
Un primo grosso problema da risolvere era la messa in sicurezza delle 4 gallerie presenti sul percorso, ubicate a poca distanza le une dalle altre. Le due di più piccole dimensioni, la seconda e la terza, lunghe intorno ai 100 metri, sono ubicate in zona Ferrari, cioè nei pressi del cimitero comunale. Quelle delle due che è più vicina al paese, è adiacente ad uno dei due caselli ferroviari non ancora ceduti a privati. Sfortunatamente, come l'altro in contrada Caravallo, versa in pessime condizioni. L'ultima, quella più distante dal paese e anche la più lunga, ha l'ingresso a meno di un chilometro da queste due piccole gallerie intermedie, quindi ancora nel territorio del comune di Atena Lucana ma sbocca nel territorio del comune di Brienza, in provincia di Potenza e, per l'esattezza, in contrada Pozzi.
Per dare un senso al percorso della pista ciclabile, evitando che finisse tra le montagne in modo tanto imprevisto quanto insensato, avremmo dovuto elaborare un progetto congiunto con questo confinante comune della Basilicata. La stazione della contrada Braide è ubicato nei pressi dell'Eden, una grande struttura ricettiva facilmente raggiungibile anche in auto. Questo luogo di fine percorso (o di sosta intermedio, qualora si fosse riuscito a convincere il comune di Brienza a realizzare la continuazione di questo percorso fin all'interno del paese, inglobando nel tracciato uno dei punti più suggestivi, il vecchio ponte in pietra), avrebbe rappresentato un interessante snodo per tutta l'utenza che, al percorso in bici, avesse voluto unire il trekking o le escursioni a cavallo in una delle mete più conosciute e frequentate e non solo dai locali, per le gite fuori porta del lunedì dell'angelo o di ferragosto: la località Lago.

Dietro la vegetazione, totalmente nascosto alla vista, l'ingresso alla galleria "perduta"

 Riguardo alla prima galleria del tracciato, quella più vicina al centro abitato di Atena, va fatto un discorso a parte. I lavori per il viadotto della strada statale 598 di Fondovalle dell'Agri, ubicato nei pressi dello svincolo di Atena Lucana, purtroppo causarono negli anni 70 il probabile interramento dello sbocco a monte della prima delle quattro gallerie citate. Quello a valle invece, negli anni 70, periodo in cui ci andavamo a giocare, era ben visibile e facilmente raggiungibile dal paese, in pochi minuti di passeggiata a piedi.
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Quando però il 27 giugno del 2006, giorno che avevamo concordato con il responsabile dei Lavori Pubblici del Comune, perché lo accompagnassi nel primo dei tre sopralluoghi che facemmo insieme lungo il tracciato, faticai non poco a trovare anche l'ingresso sempre stato libero, poiché la vegetazione lo aveva completamente nascosto.
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Vista dall'interno dell'ingresso alla galleria "perduta"


L'idea di una pista ciclabile in quei luoghi così interessanti dal punto di vista ambientale e a lui fino a quel momento del tutto sconosciuti, essendo cresciuto nella frazione dello Scalo, piacque molto. Nei giorni seguenti facemmo altre 2 escursioni alla ricerca dell'imbocco sepolto.
ubicazione galleriaa  rammauro
Lo individuammo con molta approssimazione servendoci della poca cartografia disponibile ma ci ripromettemmo di individuarlo con maggiore precisione, con l'ausilio di un rilievo topografico.
Il fatto che un tecnico di provata e pluriennale esperienza avesse fortemente creduto nella mia idea, finì per contagiare anche l'Amministrazione. Oltre all'Assessore all'Ambiente Iuzzolino, il compagno di giochi di sempre, la cosa coinvolse anche il Sindaco, tanto che volle inserire il progetto nel programma elettorale, in occasione delle Comunali del 2008.


Sebbene dato più volte come prossimo alla partenza, i fondi necessari per l'acquisto delle proprietà , che io sappia, ancora non è stato possibile reperirli e di questo mio progetto, con l'ingegnere e il sindaco, si è parlato sempre meno in questi quattro anni. Eppure l'entusiasmo dimostratomi in occasione dei nostri primi incontri e il fatto che si sia creduto tanto nel progetto da volerlo addirittura inserire in un programma elettorale, mi fa ancora ben sperare.
In attesa che arrivi l'occasione giusta e con i fondi anche l'invito ad andare in Comune per ricevere la buona notizia dell'incarico per la realizzazione di questa idea, riverso su questo blog una parte del materiale grafico e fotografico risalente all'estate del 2006, così che quelli che ne hanno soltanto sentito parlare dal palco, in occasione della campagna elettorale e poi mai più e che tante volte mi hanno chiesto per strada che fine avesse fatto quel mio progetto della pista ciclabile, abbiamo un'idea più chiara di quello che avrei voluto  realizzare.



Tutti coloro i quali fossero interessati ad avere maggiori informazioni sulla tratta Atena Lucana-Marsico Nuovo, potranno trovarli sul sito dell'amico Rosario Serafino, al seguente link:

http://www.lestradeferrate.it/mono10.htm


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lunedì 14 giugno 2010

Doppio condono?

Con legge 15 dicembre 2004, n. 308, conosciuta come Legge Delega, sono state apportate modifiche al Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, detta anche “Codice dei beni culturali e del paesaggio” o più semplicemente Codice Urbani, in merito alla depenalizzazione dei reati edilizi commessi in violazione ai vincoli paesaggistici.
La legge concede la possibilità di estinguere reati edilizi commessi in violazione ai vincoli paesaggistici attraverso la nuova procedura di accertamento di compatibilità ambientale. Brevemente: la norma prevede che con il Condono ambientale si possano estinguere i reati in materia paesaggistica attraverso il cosiddetto accertamento di compatibilità ambientale e individua due procedimenti differenziati a seconda che i lavori, eseguiti in assenza o in difformità dell’autorizzazione paesaggistica, siano stati compiuti prima del 30 settembre 2004 o successivamente a tale data.
L’accertamento di compatibilità paesaggistica per i lavori compiuti su beni paesaggistici entro e non oltre il 30 settembre 2004 in assenza o in difformità dall’autorizzazione paesaggistica, comporta l’estinzione del reato di cui all’articolo 181i del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e di ogni altro reato in materia paesaggistica alle seguenti condizioni:
1. che le tipologie edilizie realizzate e i materiali utilizzati, anche se diversi da quelli indicati nella eventuale autorizzazione, rientrino fra quelli previsti e assentiti dagli strumenti di pianificazione paesaggistica, ove vigenti, o, altrimenti, siano giudicati compatibili con il contesto paesaggistico;

2.che i trasgressori abbiano preventivamente pagato:
a -  la sanzione pecuniaria di cui all’articolo 167 del decreto legislativo n. 42 del 2004 maggiorata da un terzo alla metà;
b - una sanzione pecuniaria aggiuntiva determinata, dall’autorità amministrativa competente all’applicazione della sanzione di cui al precedente numero 1), tra un
minimo di tremila euro ed un massimo di cinquantamila euro.

Invece per i lavori compiuti dopo il 30 settembre 2004, il proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo dell’immobile o dell’area interessati dagli interventi presenta apposita domanda all’autorità preposta alla gestione del vincolo ai fini dell’accertamento della compatibilità paesaggistica degli interventi medesimi.
Qualora l’autorità amministrativa competente accerti la compatibilità paesaggistica, la disposizione di cui al comma 1, art. 181, del decreto legislativo n. 42 del 2004 non si applica per i seguenti casi:

1) per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati;

2) per l’impiego di materiali in difformità dall’autorizzazione paesaggistica;

3) per i lavori configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.

L’autorità competente si pronuncia sulla domanda entro il termine perentorio di centottanta giorni, previo parere vincolante della soprintendenza da rendersi entro il termine perentorio di
novanta giorni.
Conseguentemente, le tipologie di abuso per le quali è possibile richiedere l’accertamento di compatibilità paesaggistica sono differenti in base al periodo in cui sono stati commessi gli abusi in violazione ai vincoli paesaggistici.
Infatti, per i lavori compiuti su beni paesaggistici entro e non oltre il 30 settembre 2004, l'accertamento di compatibilità paesaggistica si può richiedere per le seguenti opere:

a) modifiche alla sagoma dell’edificio;
b) modifiche alle superfici di progetto;
c) modifiche al volume di progetto;
d) modifiche alle altezze;
e) modifiche alle distanze dai confini;
f) modifiche alle distanze dagli edifici circostanti;
g) modifiche alle destinazioni d’uso;

In sostanza, tutte opere che potrebbero configurare l'ipotesi di un abuso di una certa rilevanza.

Diversamente, per i lavori compiuti su beni paesaggistici dopo il 30 settembre 2004 si può richiedere l’accertamento di compatibilità paesaggistica per opere e quindi, possibili abusi, di minore rilievo. Essi sono:

1) lavori realizzati in difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non hanno determinato creazione di superfici utili;
2) lavori realizzati in difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non hanno determinato creazione di volumi;
3) lavori realizzati in difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non hanno determinato aumento di superfici utili legittimamente realizzati;
4) lavori realizzati in difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non hanno determinato aumento di volumi legittimamente realizzati;
5) lavori realizzati in assenza dell’autorizzazione paesaggistica, che non hanno determinato creazione di superfici utili;
6) lavori realizzati in assenza dell’autorizzazione paesaggistica, che non hanno determinato creazione di volumi;
7) lavori realizzati in assenza dell’autorizzazione paesaggistica, che non hanno determinato aumento di superfici utili legittimamente realizzati;
8) lavori realizzati in assenza dell’autorizzazione paesaggistica, che non hanno determinato aumento di volumi legittimamente realizzati;
9) impiego di materiali in difformità dall’autorizzazione paesaggistica;
lavori configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria ai sensi dell’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380;
10) lavori configurabili quali interventi di manutenzione straordinaria ai sensi dell’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, conosciuto anche come Testo Unico

Sorvolo su aspetti meramente tecnici e legislativi, quali potrebbero essere il procedimento per l'accertamento di tali compatibilità paesaggistiche o anche per la determinazione delle sanzioni pecuniarie, aspetti per i quali si rimanda alla relativa normativa, per focalizzare il discorso su altri aspetti, altrettanto tecnici ma a mio giudizio più interessanti.
Innanzi tutto, da quanto detto si evince che, mentre si riscontra una maggiore rigidità verso gli abusi commessi dopo il 30 settembre 2004, per gli abusi conclusi entro il 30 settembre 2004, la depenalizzazione prevista dalla legge delega (o dal mini condono ambientale, come la definisce qualche autore), scatta per tutti gli interventi eseguiti senza autorizzazione paesaggistica o in difformità dalla stessa, senza limiti di volume o di superficie e nemmeno di destinazione d'uso, qualora venga accertata dall'ente preposto al vincolo (previo parere non vincolante della Soprintendenza) la compatibilità paesistica, in base alla condizioni dei suddetti punti 1 e 2 e cioè che la tipologie edilizie e i materiali siano compatibili con il contesto paesaggistico e che siano state pagate le sanzioni previste.
Altro aspetto interessante è che l'articolo 1, al comma 37 della suddetta legge delega prevede che l'accertamento postumo di compatibilità paesaggistica dei lavori abusivamente eseguiti entro il suddetto termine, determini l'estinzione del reato di cui all'articolo 1 del Codice Urbani e di ogni altro reato in materia paesaggistica, alle condizioni sopra esposte.
Sebbene per gli abusi commessi dopo il 30 settembre 2004 ci sia minore tolleranza, come sembrerebbe dimostrare il fatto che siano contemplabili nel condono solo quelli che non incidono fortemente sull'ambiente, resta singolare l'aspetto strettamente giuridico secondo il quale la rimessa in pristino dei luoghi (sebbene prima di una sentenza) degli abusi paesaggistici commessi dopo il 30 settembre 2004 estingua il reato, mentre è innegabile, almeno sul piano della logica, che non cancella l'atto illecito compiuto che in sostanza è scaturito dalla non conformità “a priori” delle opere eseguite, agli strumenti di tutela paesaggistica. Innegabile è anche il fatto che l'annullamento della punibilità dell'atto illecito compiuto è ancora meno rispettoso verso l'ambiente del reato stesso, oltre che verso chi l'ambiente lo rispetta. Al di là delle considerazioni di ordine morale, mi limito ad osservare che l'accertamento in questione si limita a disporre la sanatoria appunto sotto l'aspetto puramente paesaggistico, senza prendere alcuna posizione in merito al titolo edilizio abitativo, ottenuto con Permesso di Costruire o Denuncia di Inizio Attività.
Questo atteggiamento oltremodo benevolo, specie se accomunato a tutti quegli episodi in cui la pena per l'abuso prevedeva l'abbattimento mai eseguito dell'opera (e sono la stragrande maggioranza), suona come un'ammissione da parte dello Stato della sua incapacità a gestire e salvaguardare l'ambiente ed una propensione ad accordare sempre nuovi condoni in materia edilizia ed anche ambientale, nell'intento di elemosinare un minimo di rispetto e conservare una parvenza di gestione del territorio.
Riallacciandomi a quanto detto in precedenza, nasce spontanea una domanda: cosa succede nei casi in cui le opere sono sanabili sotto l'aspetto paesaggistico ma non lo sono sotto l'aspetto del Condono Edilizio? Di logica, per quanto detto o meglio, per quanto non detto in merito al titolo abilitativo edilizio, dalla 380/2004, dovrebbe restare immutata la necessità di ottenerne il rilascio nel rispetto di quanto previsto agli articoli 36 e 37 del citato Testo Unico dell'Edilizia.
Dobbiamo quindi concludere che gli abusi edilizi in zone protette hanno necessità di 2 condoni, edilizio e paesaggistico?
E' da ritenersi di si, in quanto in nessun punto della citata 308/2004 si fa cenno in alcun modo ai vincoli assoluti previsti dall'articolo 33 della Legge 47/1985.
Paradossalmente la Legge 308/2004 è successiva sia al TU per l'Edilizia, sia al molto più recente Codice Urbani e, se non altro, a questo punto si avverte il bisogno, almeno per noi tecnici, di maggiore chiarezza in una normativa di raccordo tra i piani edilizi e quelli ambientali o sulla disciplina dei condoni edilizi e quello ambientale. Infatti, sebbene le due discipline perseguano nella teoria finalità diverse, nella realtà tendono ad incrociarsi e, almeno all'apparenza, a sovrapporsi, rischiando di paralizzare soprattutto (o soltanto) le attività lecite. Un prezzo troppo alto da pagare solo per giustificare l'esigenza di dover far cassa anche in questo settore.